Per visitare la città (Dall’età preistorica a quella preromana sino ai giorni nostri)

12-04-16

lecce

Lecce è una Città di origine preromana. Infatti nel territorio del Salento visse una civiltà, quella dei Messapi (dal nome della penisola: Messapia, che significa appunto “tra due mari”, l’Adriatico e lo Ionio), che si oppose alla colonizzazione romana, alleandosi con Annibale nella guerra di Canne (a nord di Brindisi), nel 216 a.c. Di questa civiltà sappiamo pochissimo, perché la sua scrittura non è stata decifrata. Ma esistono molte testimonianze anche a Lecce, che si possono vedere al Museo provinciale “Sigismondo Castromediano”. In ogni caso, si ritiene che la Messapia fosse una “federazione” di “Città Stato”. Sul territorio di Lecce esistevano due Città Stato: Rudiae (più o meno all’altezza dell’attuale campus universitario di Ecotekne) e Lupiae, più o meno nell’attuale centro storico.

Un volta conquistata dai romani, Lupiae (e quindi Lecce) diventa una Città sempre più importante.
Sul mare, a soli 10 km (nell’attuale località di San Cataldo), viene eretto, nel IV secolo a.C., da Ottaviano il primo Porto per l’Oriente (oggi ancora visibile e denominato “molo di Adriano”).

Al Centro di Lupiae vengono costruiti un Anfitetaro (nel I secolo dopo Cristo) e un Teatro (nel II secolo d.C.).

La sua decadenza inizia intorno all’anno 400 d.C., con le invasioni barbariche di Ostrogoti, Unni e Slavi. Con l’arrivo dei Bizantini, nel 700 d.C., la capitale dell’intera Regione (denominata Apulia: oggi Puglia), diventa Otranto: Lecce quasi si estingue.

Solo con la conquista dei Normanni, intorno all’anno Mille, Lecce ritorna ad essere Città importante sia sul piano feudale (perché sede di principi feudatari del Pontefice), sia su quello ecclesiastico (sede di importanti conventi), sia su quello giuridico (sede di giurisdizione esclusiva, unica dopo quella di Napoli). Il protagonismo di Lecce rimane ininterrotto quasi per 3 secoli, dal 1100 al 1400, anche durante il dominio francese degli Angioini nel Regno di Napoli.

Tuttavia, la regione è sempre rimasta un punto di collegamento importante per la presenza dei Templari, facendo di Lecce una “città templare” e “romanica”.

Durante il 1400, la figura più significativa diventa “Maria D’Enghien”, una nobildonna di origine francese e per brevissimo tempo Regina di Napoli, la quale, sposata con il Conte leccese Orsini del Balzo, poi morto, vorrà vivere a Lecce e si dedicherà alla organizzazione amministrativa della Città e alla elaborazione delle sue leggi: i cosiddetti Statuti di Maria d’Enghien. Oggi, la testimonianza di questo periodo è la Torre del Parco, del 1416.
Con l’Arrivo degli Aragonesi nel Regno di Napoli, nel 1442, Lecce viene annessa al Regno di Napoli nel 1463, con il riconoscimento di Città demaniale ossia Città del Regno con statuto speciale di autonomia nei privilegi feudali ed ecclesiastici, nelle consuetudini commerciali e nelle regole amministrative, e nella giurisdizione dei propri cittadini. Pertanto Lecce nuovamente può avere propri uffici pubblici, giudiziari e di studio. Inoltre, il demanio della Città si estendeva per un territorio molto esteso, su tutto il Salento, Taranto e l’attuale Basilicata.
Nel 1480, il Salento è minacciato dall’invasione dei Turchi (i Saraceni), che conquistano e distruggono Otranto, con i suoi martiri che si rifiutarono di convertirsi all’Islam. Per questa ragione, Lecce si trasforma in Città fortificata. Quando l’intero Regno di Napoli passa agli Asburgo di Spagna e viene annesso alla Spagna nel 1516, Lecce diventa una delle Città meridionali privilegiate da Carlo V, che ne fa costruire delle mura imponenti (oggi visibili proprio all’ingresso della Città) e la designa a Capoluogo dell’intera regione, nel 1539, sede di un proprio Castello (Castello Carlo V). I leccesi, in onore dell’imperatore, erigono il grandioso Arco di Trionfo (oggi “Porta Napoli”), nel 1548.

Castello Carlo V

castello carlo v lecce

A Lecce arrivarono i Gesuiti e i Teatini, e Lecce diventa la seconda capitale culturale, religiosa e giurisdizionale dopo Napoli. Lecce ospita anche con tolleranza un
Ghetto ebraico, di cui resta traccia ancora oggi vicino la Chiesa di Santa Croce. È in questo periodo, tra Cinquecento e Seicento, che fiorisce il Barocco leccese: un barocco unico per tre ragioni:
– perché scolpito con la “pietra leccese” (Lu Leccisu), presente solo nel Salento e particolarmente tenera, di colore bianco e giallo, che ha favorito lavorazioni molto complesse;
– perché scolpito su basi architettoniche medievali e quindi “eclettico” nello stile;
– perché permane come “manierismo cittadino” anche nei secoli successivi, praticamente sinoall’Ottocento, impreziosendo Palazzi e case più recenti.

Alla metà del Seicento, Lecce è colpita dalla peste (causando la persecuzione degli ebrei) ma salvata dalla devastazione grazie all’opera del suo Vescovo Oronzo, che diventerà poi il Santo protettore della Città. Nel corso del Settecento, Lecce si espande fuori le mura con i suoi viali intorno alle mura, corredati con gli alberi tipici della regione i “Lecci” (da cui il nome moderno di “Lecce”) e da eleganti ville patrizie (oggi visibiliin Viale Gallipoli). In quegli anni, divenne anche sede del secondo più importante Teatro del Regno di
Napoli: il Teatro Paisiello, del 1758, intitolato al grande musicista Giovanni Paisiello.

La elegante architettura di Lecce è rimasta intatta sino al Fascismo, che impose il suo “stile littorio” in molti punti del centro storico (per esempio sopra l’Anfiteatro romano) e dei viali settecenteschi (come a lato di “Porta Napoli” con il “palazzo della gioventù Littoria”, oggi sede universitaria). Ma il Salento conosce anche presenze preistoriche importanti, testimoniate dal fatto che probabilmente i reperti umani più antichi di Italia si trovano in questa Regione e che diverse strutture megalitiche sono ancora oggi visibili nella campagne, dalla “Collina delle Ninfe”, a Giuggianello, al cosiddetto “Giardino Megalitico” di Giurdignano.

“Giardino Megalitico” di Giurdignano

giurdignano