L’identica storico-politica di Lecce e la sua Università

13-04-16

lecce

In ragione della sua storia, Lecce è sempre stata e rimane una Città diversa dalle altre del Sud: amante della propria autonomia, della propria eleganza colta e della propria tolleranza.
Lecce ha anche una lunga tradizione di studi universitari e nel suo territorio è stata identificata una delle prime residenze di studenti viandanti per l’Italia (http://www.ciaosalento.it/in-salento-la-prima-casa-dello-studente-in-europa/).
Proprio per l’attaccamento a questa risalente autonomia, coniugata con la bellezza architettonica, i leccesi amano definire Lecce “la Firenze del Sud”. Ma questo spiega anche la sua contraddizione: città libertaria e conservatrice al tempo stesso. Alcuni riscontri possono essere interessanti.
Nel 1647, i leccesi fanno eco alla rivolta popolare napoletana di Masaniello. Nel secondo decennio del Settecento, costringono alla fuga il Vescovo Pignatelli, a causa dei suoi privilegi feudali. Partecipano numerosi, borghesi e popolani, sia pure per pochissimo tempo, alla Rivoluzione napoletana del 1799, innalzando, il 9 febbraio 1799, l’Albero della Libertà.
Ma Lecce è anche la Città che, con la restaurazione del Congresso di Vienna, accoglie trionfalmente Ferdinando I di Borbone, innalzando in suo onore l’Obelisco nel 1822 (posto simbolicamente di fronte all’ “Arco di Trionfo” in onore di Carlo V, ribattezzato appunto “Porta Napoli” per omaggiare la restaurazione del Regno di Napoli).
Con la nascita dello Stato unitario sotto il Regno dei Savoia, Lecce mantiene un fiero distacco verso la nuova dinastia, ma poi, in occasione del Referendum istituzionale del 2 giugno 1946 sulla forma di Stato successiva alla caduta del Fascismo, la maggioranza dei leccesi vota paradossalmente per la monarchia dei Savoia
Lecce non sarà mai del tutto favorevole al Fascismo ma neppure mai coraggiosamente antifascista.
Insomma, Lecce un po’ contraddittoria e opportunista.
Due vicende storiche riflettono questa specificità: la rivendicazione di un’autonomia costituzionale diversa
rispetto alla Regione Puglia; la storia dell’ Università di Lecce (oggi Università del Salento).
In Assemblea Costituente, nel 1947, i deputati di Lecce propongono la costituzione della “Regione Salento”.
Ma sarà sempre un salentino, Aldo Moro, a neutralizzare l’iniziativa.
La Regia Università a Lecce è fondata nei primi dell’Ottocento, a seguito della cacciata dei Gesuiti e della fine del loro monopolio di insegnamento. Però, con l’Unità d’Italia, l’Università viene soppressa ad eccezione dell’Ateneo di Scienze Legali, rimasto in vita pochi anni. Durante il Fascismo, Mussolini vuole “punire” l’atteggiamento distaccato dei leccesi, promuovendo Bari a nuovo centro della Puglia e fondando l’Università degli Studi di Bari “Benito Mussolini”: Lecce non potrà riavere la sua Università.
Solo nel 1955, grazie a un Consorzio autonomo di Comuni, guidati appunto da Lecce e ancora oggi esistente, verrà promosso l’Istituto autonomo di Magistero. Nel 1959 arriverà il riconoscimento giuridico da parte dello Stato e nell’anno accademico 1967-68 la definitiva statizzazione come Università pubblica.